Paralisi cerebrale infantile – Errore medico e risarcimento malasanità

Che cos’è la paralisi cerebrale infantile

Tra i più gravi disturbi di carattere neurologico che possono interessare i neonati c’è senza ombra di dubbio la paralisi cerebrale infantile.

Le cause scatenanti sono da rintracciarsi in eventi ed episodi che possono aver arrecato problemi al cervello:

ci riferiamo ad infezioni contratte dalla madre in gravidanza, parto prematuro o incidenti di vario genere.

I sintomi non sono standard: ogni paziente è un caso a sé stante e presenta una sintomatologia diversa che dipende, appunto, dalla gravità del problema e

dalle cause che hanno favorito la comparsa di questo disturbo neurologico.

Quel che è certo tuttavia è che questo disturbo incide negativamente sulla tonicità muscolare e sulle capacità motorie del bambino.

L’estensione del danno neurologico può essere misurata solo attraverso degli appositi esami radiologici, primi fra tutti la risonanza magnetica nucleare e la Tac.

Sebbene la diagnosi sia pressoché immediata, è bene specificare che non si può in alcun modo guarire dalla paralisi cerebrale infantile.

È invece possibile tenere sotto controllo l’evoluzione della malattia e optare

per delle contromisure terapeutiche che possano quanto meno migliorare il tenore di vita dei pazienti e ridurre il dolore.

Quali sono le cause della paralisi cerebrale infantile

La paralisi cerebrale infantile non è per niente rara.

Un neonato su 400, come comprovato da un team di ricercatori britannici, ne è affetto sin dalla nascita.

E non perché durante il parto si sia verificato un episodio di asfissia, come si credeva in passato, ma per ragioni di natura diversa.

Hanno maggiori possibilità di soffrirne i nati prematuri oppure i bimbi che nascono sottopeso.

Più della metà di loro hanno sviluppato questo disturbo durante la gravidanza:

è persistente e non progressivo, ma causerà certamente un’alterazione della coordinazione dei movimenti, mancanza di padronanza dei muscoli, errata

percezione dello spazio, incapacità di comunicare e di mantenere una corretta postura.

Tra le cause scatenanti, dicevamo, ci sono alcuni problemi di salute di cui la madre potrebbe aver sofferto durante la gestazione: infezioni batteriche e

virali che con ogni probabilità ha inconsapevolmente trasmesso al feto, ad esempio, oppure problemi gravi al sistema tiroideo, ipertensione ed epilessia.

Hanno alte possibilità di soffrire di paralisi cerebrale infantile anche i bimbi nati da una donna che sia entrata in contatto con del materiale tossico come il metilmercurio.

Altre infezioni materne potenzialmente collegate a questo disturbo

neurologico sono la rosolia, la varicella, la sifilide, il citomegalovirus e la toxoplasmosi.

Come tenere sotto controllo la paralisi cerebrale infantile

I sintomi della paralisi cerebrale infantile sono chiari e non lasciano spazio ad interpretazioni mediche.

Detto ciò vale la pena sottolineare che non c’è modo di curare questo disturbo, né farmacologicamente e né tanto meno chirurgicamente.

L’unica cosa che resta da fare allo specialista, una volta accertata la sussistenza di questo disturbo neurologico, è indirizzare i genitori nel miglior

modo possibile affinché il bambino possa vivere una vita “normale” in relazione ai suoi problemi.

Ci sono infatti alcune misure indispensabili per evitare che emergano delle complicazioni e che lo stato di salute del paziente peggiori ulteriormente.

La fisioterapia, come già detto, è un’opzione da prendere seriamente in considerazione per cercare di migliorare le capacità motorie del piccole; anche

la chirurgia, seppur non risolutiva, potrebbe in qualche modo rimediare ad alcuni dei danni causati dalla paralisi cerebrale infantile.

I neurologi dovrebbero anche raccomandare la logopedia per far sì che il bimbo possa esprimersi per quanto possibile.

Sarebbe grave se il medico non prescrivesse un adeguato trattamento farmacologico:

la medicina, in tal senso, ha fatto passi da gigante, proponendo dei farmaci che sono in grado di non far progredire i disturbi della spasticità e la rigidità muscolare.

Qualora non venisse consigliato un trattamento di questo genere, il bambino potrebbe non essere più in grado di muovere neanche un muscolo, ragion per

cui le sue aspettative di vita si ridurrebbero drasticamente.

Da qui l’esigenza di consultare uno specialista competente e preparato che attraverso gli esami del caso possa comprendere a che stadio è la patologia e

fare tutto ciò che è in suo potere per regalare al piccolo paziente una vita che sia il più possibile felice e dignitosa.

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