Ipossia – Danni per diagnosi errata o errato trattamento

La respirazione

Ipossia – L’ossigenazione inizia con la respirazione, attraverso la quale importiamo aria nei polmoni.

Da qui l’ossigeno prosegue il suo viaggio verso tutti i distretti dell’organismo legato all’emoglobina,

la quale nel suo viaggio a ritroso trasporterà anidride carbonica verso i polmoni, dove la scaricherà per legare altro ossigeno e così via.

Gli atti respiratori sono un riflesso incondizionato, un’azione vitale che possiamo semplicemente limitare per pochi minuti (apnea volontaria),

ma che deve perdurare per tutta la vita, così come il circolo ematico.

Il bisogno continuo di ossigeno da parte di organi e tessuti del nostro organismo,

costringe il nostro apparato cardiorespiratorio a lavorare ininterrottamente dalla nascita (anche prima) fino alla morte,

che spesso avviene proprio per collasso circolatorio.

L’ossigeno è una necessità costante di tutti i tessuti biologici e più questi sono specializzati,

più hanno bisogno di un apporto regolare in termini di quantità e continuità.

Gli organi che più sono sensibili alla mancanza o alla limitazione dell’ossigenazione sono il cervello e il cuore.

Se il resto dell’organismo è in grado di resistere anche qualche ora in condizioni di ipossia,

al cervello bastano 4/6 minuti per iniziare a morire, al cuore poco di più.

Questi due organi sono talmente dipendenti dall’ossigeno, che la mancanza di questo rappresenta l’unica causa di dolore.

Sia il cervello che il cuore non hanno nervi sensori. Per assurdo potremmo conficcargli una lama senza avvertire dolore.

Se per qualche motivo non vengono vascolarizzati di contro, si manifesta il dolore anginoso (dolore dell’infarto) e male alla testa nel caso analogo,

anche se non è una regola.

l’ipossia

Alla lettera vuol dire scarsa ossigenazione, un apporto insufficiente di ossigeno che per qualche motivo viene limitato.

Le cause dell’ipossia possono essere varie ed avvenire sia a livello delle vie respiratorie,

che per ostruzione di un’arteria che blocca il flusso ematico e impedisce l’ossigenazione ad una determinata area dell’organismo (ischemia).

A livello bronchiale può avvenire per cause meccaniche come l’introduzione accidentale di un oggetto o di un boccone di cibo o di acqua,

oppure limitata di molto in seguito ad un broncospasmo.

Nel primo caso con una manovra di Heimlich, cioè provocando una tensione sul diaframma si può indurre l’espulsione,

mentre il broncospasmo è causato da patologie come lo shock anafilattico e va trattato con corticosteroidi (edema di Quick) e broncodilatatori,

entrambi in regime di urgenza.

Le cause di origine bronco polmonare che inducono ipossia sono diverse e riguardano la cattiva ossigenazione del sangue quando questi raggiunge gli alveoli polmonari.

Per infezioni o malformazioni acquisite (cancro, enfisema, versamenti pleurici,

infarto o collasso polmonare) lo scambio dei gas col sangue viene impedito e

insorgono i sintomi dell’ipossia, che sono:

– sensazione di soffocamento, fame d’aria;

– capogiri, perdita di coscienza;

– colorazione bluastra della cute e delle mucose in primis, segno evidente del sangue che non riesce ad ossigenarsi (che diventa da rosso a blu);

– avvelenamento da CO (ossido di carbonio), quello che avviene nelle gallerie ad opera dei gas di scarico delle automobili.

La CO è 250volte più affine all’emoglobina rispetto all’ossigeno. In pratica vi si lega e non si stacca più, impedendo lo scambio gassoso con l’ossigeno.

La terapia consiste nella plasmaferesi.

Vi sono poi le ostruzioni parziali o totali di arterie da parte di emboli gassosi o solidi (grassi) oppure da trombi (coaguli di sangue)

in tal caso prende il nome di trombosi o infarto e si indicano col termine ischemia.

Anche se i polmoni respirano bene e il sangue circola, rimane una zona non perfusa che subirà le conseguenze dell’ipossia/anossia.

Se le zone in questione sono aree del cervello o del cuore, perché magari si è ostruita una coronaria o un’arteria cerebrale,

le conseguenze sono infarto del miocardio e ictus cerebrale.

Terapia

Un paziente che arriva in ospedale in crisi ipossica, ha diritto ad un codice rosso e va trattato immediatamente.

Nel caso si tratti di un’ostruzione bronchiale da corpo estraneo, bisognerà provvedere alla rimozione tramite endoscopia.

In caso di infezioni gravi (polmoniti) oppure neoformazioni o enfisema acuto, la terapia consiste in cortisonici, broncodilatatori,

antibiotici e ossigenoterapia, cercando di stabilizzare quanto prima il paziente per poi trasferirlo in un reparto idoneo.

In caso di versamento pleurico bisognerà effettuare una toracentesi, cioè l’asportazione del liquido intrapleurico.

Si effettua tramite una puntura intercostale, giungendo con un catetere in pleura, si aspira e si applica un aspiratore valvolato.

Questa è un’operazione semplice ma va fatta tenendo conto che alla base delle costole decorrono vasi e nervi,

per cui l’ago deve essere introdotto il più vicino possibile all’apice della costa, dunque lontano dalla base di quella superiore.

In genere un versamento endopleurico è secondario a malattie importanti, va dunque tenuto conto del paziente nel suo insieme.

Per casi di ipossia dovuti ad infezioni gravissime, una decina di anni fa, in occasione dell’epidemia di SARS,

fu sperimentato il metodo della respirazione assistita tramite macchina cuore polmoni.

La stessa che ossigena e pompa il sangue al paziente che si trova in bypass cardiopolmonare durante unintervento di cardiochirurgia.

Ai malati di SARS venne praticata con successo l’ossigenazione del sangue e poi reimmesso in circolo,

durante il periodo critico dell’evoluzione della malattia.

Danni e conseguenze per errore medico

L’intervento corretto e tempestivo del medico decide le sorti del paziente.

La rapidità del trattamento consiste in una pronta stabilizzazione e in una percentuale bassa di perdite funzionali.

In caso di un approccio timido, errato o improprio da parte del medico soccorritore, le conseguenze sono quasi sempre tragiche e irreversibili,

spesso mortali.

Se l’operato del medico non porta ad una risoluzione, l’ipossia sarà causa di perdita delle funzioni cerebrali,

nervose, cardiache e dunque arresto circolatorio (morte).

Un miglioramento lieve dell’ipossia, comunque non sufficiente a garantire un’adeguata attività neuronale,

sarà conseguenza di encefalopatie irreversibili, danni motori, renali e cardiaci.

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