Idrocefalo – Errori medici e risarcimento per malasanità

Che cos’è l’idrocefalo

Si parla di idrocefalo quando si accerta che vi sia un eccessivo accumulo di liquido all’interno dell’encefalo del paziente.

Non a caso questo termine medico nasce dalla fusione tra la parola greca hydro, che significa acqua, e cephalus, ovvero testa.

Il liquido in questione viene definito liquor ed è quello che in tutti gli esseri umani riempie ed avvolge le cavità del midollo spinale e dell’encefalo.

Generalmente la quantità di liquor presente all’interno della testa equivale a circa 150 cc, 200 massimo.

Quando ce n’è di più succede che gli spazi encefalici, altrimenti detti ventricoli, si dilatano in maniera abnorme a causa di questo spropositato accumulo di liquidi,

causando così un ingigantimento della stessa scatola cranica.

Sono tre le possibili cause scatenanti dell’idrocefalo: può essere determinato da un blocco della circolazione liquorale,

da un’iperproduzione dei plessi coroidei oppure dal mancato o parziale riassorbimento delle granulazioni del Pacchioni.

Ne conseguono tre diversi tipi di idrocefalo: il primo è quello noto come ostruttivo da malformazioni, il secondo è quello di tipo ipersecretivo e colpisce i bambini che hanno a

che fare con papillomi dei plessi coroidei o carcinomi di vario genere e il terzo, infine, è l’idrocefalo ostruttivo, generalmente causato da possibili infezioni o emorragie. 

Quali sono le cause scatenanti dell’idrocefalo

La condizione dell’idrocefalo può avere una doppia natura: può cioè essere congenito o acquisito a seconda dei casi.

Si parla di idrocefalo congenito quando a provocarlo sono la predisposizione genetica o episodi ambientali che influenzano lo sviluppo fetale.

Può dunque manifestarsi alla nascita o nei mesi a venire, fermo restando che possono

anche passare anni prima che il liquor aumenti al punto tale da causare la dilatazione dei ventricoli cerebrali. 

Può anche insorgere in seguito a trauma cranico, emorragie subaracnoidee o lesioni che coinvolgono il sistema nervoso centrale,

oppure come conseguenza di determinate malformazioni e di processi infiammatori.

Una volta accertata la condizione dell’idrocefalo è bene capire se sia comunicante o non comunicante: si tratta di idrocefalo del primo tipo quando il

liquor non va in circolo per un difetto del riassorbimento o per un possibile blocco che interessa le vie di deflusso extraventricolari;

si parla di idrocefalo non comunicante invece quando ad essere bloccato è il canale di comunicazione tra i quattro ventricoli oppure fra cavità basali e ventricoli.

La causa più ricorrente dell’idrocefalo è tuttavia quella comunemente nota come stenosi dell’acquedotto,

una condizione che si verifica in presenza di un notevole restringimento della via di comunicazione che intercorre tra terzo e quarto ventricolo.

Un discorso a parte va fatto infine per l’idrocefalo in età adulta, che può insorgere come conseguenza diretta di danni all’encefalo del calibro di malattie degenerative,

ictus o traumi di varia natura.

In questi casi può accadere che la massa cerebrale si riduca significativamente provocando, così, una sovradistensione del sistema ventricolare. 

Cosa accade se l’idrocefalo viene curato male

Quella dell’idrocefalo in stato avanzato è una condizione piuttosto evidente: il cranio s’ingigantisce al punto tale da non lasciare dubbi sulla diagnosi.

Non è altrettanto facile da diagnosticare invece l’idrocefalo appena insorto, quando il liquor non ha ancora invaso tutte le cavità dell’encefalo.

Un ritardo nella diagnosi potrebbe rivelarsi fatale: se non adeguatamente trattato l’idrocefalo può difatti causare danni seri e permanenti al cervello oppure,

in casi di particolare negligenza medica, la morte.

Accertare la sussistenza di questa condizione e il malfunzionamento dei ventricoli encefalici diventa dunque fondamentale per salvare la vita al paziente che ne è affetto:

il minimo ritardo non solo nella diagnosi, ma nell’installazione di un sistema di derivazione permanente,

potrebbe compromettere il suo stato di salute in maniera irreversibile. 

Le lesioni cerebrali causate da errato trattamento medico sono spesso invalidanti:

il paziente non sarà più in grado di svolgere le comuni attività e di vivere normalmente,

ragion per cui avrà bisogno di assistenza continua e di qualunque forma di sostentamento che possa in qualche modo compensare la sua condizione menomativa.

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