L’ictus e il risarcimento danni per mancata diagnosi o errore medico

L’ictus e il risarcimento danni per mancata diagnosi o errore medico

L’ictus in Italia rappresenta la terza causa di morte, proprio per questo è bene porre attenzione ai sintomi e soprattutto ai fattori che aumentano il rischio.

Ecco cosa c’è da sapere

Cos’è l’ictus

L’ictus è una chiusura o rottura di vaso cerebrale con conseguente interruzione del flusso di sangue e di nutrimento alle cellule,

anche a causa della compressione generata dal versamento emorragico.

La chiusura dei vasi è determinata da coaguli di sangue che derivano nella maggior parte dei casi da placche aterosclerotiche formatesi nelle arterie,

ad esempio le carotidi.

I principali fattori di rischio dell’ictus sono la presenza di aterosclerosi, ipertensione, fumo,

abuso di alcool, quindi le persone che rientrano in tali casistiche dovrebbero cambiare stile di vita al fine di evitare le conseguenze di un ictus.

Deve inoltre essere sottolineato che vi è una maggiore incidenza di ictus negli uomini rispetto alle donne.

I sintomi di un ictus

I sintomi che devono mettere in allarme e portare a chiedere soccorso sono la comparsa di un improvviso mal di testa, mancanza di forza, formicolio,

assenza di sensibilità in un lato del corpo, difficoltà visive e nel parlare.

Di solito chi è colpito da ictus farfuglia e un lato della bocca tende a disallinearsi.

Deve essere precisato che si parla di ictus quando i sintomi permangono per oltre 24 ore,

naturalmente per evitare danni è necessario recarsi subito al pronto soccorso.

Si può prevenire un ictus?

Sono in molti a chiedersi se un ictus si può prevenire, la risposta nella maggior parte dei casi è positiva, infatti,

un episodio di ictus solitamente è preceduto da un attacco ischemico transitorio(TIA).

I sintomi sono del tutto simili a quelli di un ictus, ma questo ha conseguenze lievi ed è uno stato reversibile.

Una volta diagnosticato un TIA sarà cura del medico prescrivere farmaci idonei a rendere il sangue fluido (anticoagulanti),

quindi ad evitare la formazione di coaguli e placche che possono ostruire i vasi e portare all’ictus, e farmaci contro l’ipertensione.

Nel caso in cui dagli esami diagnostici emerga un’importante occlusione delle arterie (solitamente oltre il 70%)

è possibile anche procedere a un intervento chirurgico volto a rimuovere la zona colpita o a formare una dilatazione artificiale con l’applicazione di uno stent.

A questi accorgimenti deve aggiungersi la volontà del paziente di cambiare stile di vita, evitando di bere alcolici,

fumare, mangiare cibi eccessivamente grassi e facendo movimento.

Queste procedure, unite a un corretto stile di vita, possono ridurre drasticamente i rischi.

Responsabilità medica per mancata diagnosi di ictus

Ovviamente quando vi è un attacco ischemico transitorio, anche di breve durata,

o un ictus è molto importante la tempestività di intervento e una corretta diagnosi medica.

Ecco perché, nel caso in cui i medici allertarti non si rendano conto della gravità dell’episodio,

è possibile agire per far valere la responsabilità medica da mancata o erronea diagnosi dalla quale siano derivati danni al paziente o addirittura la morte.

La Corte di Cassazione nella sentenza 6275 del 2012, ha stabilito che deve essere considerata errata la diagnosi del medico,

che superficialmente si limiti ad analizzare i sintomi presentati dal paziente senza eseguire test diagnostici specifici,

volti ad evidenziare la presenza di una patologia grave. Un caso concreto può aiutare a capire.

Nel 1997 un paziente che soffriva di ipertensione si reca in ospedale con sintomi come vomito, cefalea, formicolio.

Il medico dopo una visita superficiale afferma che trattasi di uno stato ipertensivo. Il paziente torna a casa.

I sintomi nelle ore successive si aggravano, e quando torna in ospedale viene diagnosticato un ictus,

che a quel punto aveva già provocato gravi lesioni ai tessuti e danni permanenti con un conseguente deterioramento della qualità della vita.

Riscontrato che questi danni sarebbero stati evitabili con una corretta diagnosi iniziale,

viene determinata la responsabilità per errore medico e di conseguenza i giudici di primo grado,

appello e Corte di Cassazione stabiliscono il diritto al risarcimento del danno.

Infatti, se i medici non si fossero limitati a esami del sangue di routine ed elettrocardiogramma,

ma avessero eseguito una TAC, la stessa avrebbe evidenziato il problema e consentito adeguate e tempestive cure.

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