Attacco ischemico transitorio (TIA) – Errore medico e risarcimento danni

Attacco ischemico transitorio: perché è importante la diagnosi

Il termine TIA sta ad indicare un attacco ischemico transitorio dovuto ad insufficiente afflusso di sangue in un’area più o meno vasta del cervello.

Cause di un attacco ischemico transitorio

Deve essere subito precisato che la durata di un evento ischemico transitorio può essere più o meno breve, da pochi secondi fino anche a 24 ore, tale eventualità è davvero remota.

Dal punto di vista medico quando l’attacco dura più di 24 ore si parla di ictus.

Come detto, questo è dovuto ad un mancato afflusso di sangue a sua volta originato da un coagulo, può trattarsi di embolo o trombo, che va ad occludere i vasi arteriosi per un tempo più o meno breve.

Il trombo è una massa solida che circola nel sangue a seguito del distaccamento di una placca aterosclerotica formatasi a causa del colesterolo.

Un embolo invece proviene da un trombo dal quale si è distaccata una parte. Da questa prima indicazione è possibile capire che spesso a causare un TIA è un cattivo stile di vita con alimentazione poco sana e ricca di grassi e poca attività fisica.

Tra i fattori che favoriscono un attacco ischemico transitorio, oltre a diabete e colesterolo, vi è il fumo, malattie cardiovascolari e della carotide, ipertensione, eccesso

di alcool, uso della pillola anticoncezionale. Inoltre anche età, fattori genetici e razza (sono maggiormente predisposte le popolazioni asiatiche, caraibiche e africane). Infine, sono più esposti a rischio gli uomini rispetto alle donne.

La corretta diagnosi per evitare l’aggravarsi della situazione

Una particolarità di un TIA è che in alcuni casi neanche chi è colpito si accorge del malore in quanto molto leggero e di breve durata.

Questo però non vuol dire che lo stesso non abbia procurato piccoli danni. I sintomi più frequenti sono intorpidimento della faccia e degli arti, il paziente fa fatica ad alzare le

braccia ed è possibile notare che un angolo della bocca tende ad essere più in basso rispetto all’altro.

Il paziente avverte anche difficoltà a parlare e capire in quanto farfuglia, non riesce a camminare bene e ha la visione offuscata.

Un attacco ischemico transitorio si distingue da un ictus perché i sintomi regrediscono da soli, questo però non vuol dire che la sintomatologia non debba preoccupare perché non differisce rispetto a quella di un ictus.

L’unica differenza è che il secondo non è transitorio, quindi recandosi dal medico questi non può sapere in anticipo se l’attacco è transitorio o meno (tranne nel caso in cui davvero si risolva in pochi minuti) e deve intervenire.

Anche se i sintomi vengono meno la situazione non deve essere trascurata perché è un campanello di allarme.

Nella maggior parte dei casi infatti un ictus, che può avere conseguenze letali, è anticipato da episodi di TIA. 

Responsabilità medica per mancata diagnosi TIA

In Italia ogni anno vi sono 196.000 ictus con conseguenze gravi che includono la morte.

L’ictus nella maggior parte dei casi è preceduto da episodi di TIA, questo vuol dire che in seguito a tale campanello d’allarme è possibile procedere a cure con anticoagulanti, antipiastrinici e farmaci contro l’ipertensione.

Gli stessi sono in grado di evitare l’evolversi della patologia. Questo implica che nel caso in cui un paziente avverta un malore e si rechi dal medico che non diagnostica un

attacco ischemico transitorio, è possibile ottenere il risarcimento del danno per errore medico. In particolare, se un paziente subisce un ictus e andando a ripercorrere la storia

clinica emerge che già in passato vi erano stati episodi riconducibili a un TIA non diagnosticato, si può ipotizzare una responsabilità medica per mancata diagnosi. 

La mancata diagnosi è considerata dalla Corte di Cassazione una responsabilità da inadempimento. Infatti se l’attacco ischemico è prontamente affrontato il medico

somministra le terapie adatte al supporto delle funzioni cardiocircolatorie e di conseguenza può ridurre effetti e tempi dell’attacco.

Inoltre mette il paziente di fronte all’opportunità di fare delle cure per evitare futuri problemi. Nella sentenza della Corte di Cassazione 6275 del 2012 è stato trattato il

caso di un paziente che ha richiesto cure mediche con una sintomatologia che esponeva ad elevata probabilità di ictus, nonostante questo non era stata eseguita la

TAC che avrebbe portato ad una diagnosi certa. Il paziente in seguito ha subito gravi danni dovuti ad ictus. La Corte ha sanzionato tale comportamento perché ritenuto

superficiale in quanto l’evento successivo era “altamente probabile o verosimile” e di conseguenza poteva essere evitato.

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