Aneurisma cerebrale – Errore medico e risarcimento per malasanità

Cos’è l’aneurisma cerebrale

Il termine aneurisma cerebrale si utilizza quando un vaso arterioso presente nel cervello è soggetto ad una dilatazione patologica.

Si viene a formare nella scatola cranica una sorta di protuberanza, simile ad una sacca, che rompendosi potrebbe provocare una pericolosissima emorragia cerebrale.

La rottura dell’aneurisma genera diversi sintomi: quello più allarmante e significativo è senza ombra di dubbio la cefalea.

Le cause scatenanti che portano alla formazione di questa sacca sono invece di difficile identificazione: spesso alla base di un aneurisma cerebrale c’è

uno stile di vita non proprio sano, ma non è da escludere una possibile predisposizione congenita.

Le immagini diagnostiche mostrano chiaramente che questa malformazione vascolare ha lo stesso aspetto che potrebbe avere una bacca attaccata ad un ramo.

La pericolosità dell’aneurisma è da ricercarsi nel fatto che la parete del vaso soggetto a dilatazione è molto debole:

essendo attraversata dal sangue che circola nel cervello, la sacca potrebbe venire danneggiata proprio da questo flusso e causare, oltre ad un’emorragia,

anche un ictus emorragico che si verifica nello spazio subaracnoideo, quello cioè che si trova tra cranio, cervello e meningi.

L’aneurisma cerebrale può essere di due tipi: il primo, sacciforme, è appunto

quello simile ad una sacca, mentre il fusiforme consiste in un rigonfiamento dell’intero vaso e non solo di una parte di esso.

I soggetti maggiormente a rischio

L’aneurima cerebrale, secondo dati statistici, colpisce circa l’1% della popolazione italiana, ovvero 10 o 15 pazienti su 100.000. Il 20-30% dei

soggetti che ne sono affetti muoiono subito dopo la rottura della sacca, mentre il 50% di essi muore entro un mese dall’evento.

La fascia d’età maggiormente colpita è quella che va dai 40 anni circa ai 60, ma resta il fatto che chiunque possa essere potenzialmente a rischio

soprattutto nel caso in cui non si conduca uno stile di vita propriamente sano.

Le donne hanno infine una predisposizione maggiore all’aneurisma cerebrale rispetto agli uomini.

Come evitare l’aneurisma

I fattori di rischio legati alla comparsa dell’aneurisma sono sostanzialmente di due tipi:

trattabili e non trattabili. Fanno parte della prima categoria quelli per i quali esiste un rimedio, sia esso medico o farmacologico, come ad esempio

l’ipertensione cronica, da sempre ritenuta una delle cause scatenanti di questa pericolosa patologia.

Facendo tanto movimento e rispettando le regole di una dieta iposodica, il rischio che si formi un aneurisma cerebrale si riduce sensibilmente.

Sono classificabili come fattori di rischio non trattabili, invece, tutte quelle condizioni sulle quali non si può intervenire per cause di forza maggiore:

ci riferiamo tra le altre cose all’età e alla predisposizione genetica.

Esiste tuttavia una terza categoria di cause, nella quale è doveroso collocare le patologie congenite che sono presenti nel paziente sin dalla nascita.

Si tratta nella maggior parte dei casi di malattie molto particolari caratterizzate da anomalie di vario genere a livello di apparato circolatorio e di vasi sanguigni.

È il caso ad esempio della sindrome di Ehlers-Danlos, una malattia ereditaria che indebolisce i vasi sanguigni al punto tale da renderli soggetti a possibili

dilatazioni, ma anche della coartazione aortica, che attraverso il restringimento dell’aorta può appunto causare l’ipertensione arteriosa.

Sono esposti al rischio di aneurisma cerebrale, infine, coloro i quali soffrono di malformazioni di tipo artero-venoso a livello cerebrale, poiché il fatto che la

connessione tra vene e arterie sia anomala impedisce al sangue di scorrere nella maniera corretta.

L’importanza di una diagnosi rapida e precisa

L’aneurisma cerebrale non è, insomma, una patologia da prendere sotto gamba.

L’elevato tasso di mortalità ad esso connesso rende indispensabile che la diagnosi medica sia immediata e quanto più precisa possibile.

La tempestività nel momento in cui la sacca si rompe è fondamentale per salvare la vita al paziente.

Solo intervenendo in tempo a livello chirurgico, oppure attraverso la somministrazione di trattamenti farmacologici, c’è la possibilità che il soggetto colpito sopravviva ad un così tragico evento.

Di contro, un’errata diagnosi potrebbe essere fatale. Catalogare la cefalea

riscontrata dal paziente come un semplice ed innocuo mal di testa, quando invece la rottura della sacca è già avvenuta, potrebbe costargli la vita.

Per questa ragione è indispensabile che i medici analizzino con cognizione di

causa tutti i sintomi e procedano a tutti gli accertamenti del caso nell’eventualità in cui vi sia il sospetto di un aneurisma cerebrale.

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